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  <author>BLINDSIGHT</author>
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  <created-at type="datetime">2009-02-11T07:57:50+01:00</created-at>
  <description>Marcantoni: una conferma del pregiudizio
TRENTO. Mauro Marcantoni, come giudica l&#8217;esclusione di Francesca Fugatti
dalla gara di nuoto perch&#233; cieca?
Si tratta di un&#8217;ulteriore sconcertante conferma del pregiudizio che grava sui portatori di handicap e sulla loro possibilit&#224; di realizzarsi
compiutamente non solo nello sport. Certo, nel caso in questione esistono i regolamenti, ma sono convinto che questi non siano assiomi indiscutibili ma disposizioni che vanno interpretate alla luce del buon senso e di una corretta valutazione caso per caso.
Ma come ci si dovrebbe comportare in casi come questi?
L&#8217;errore da evitare &#232; quello di considerare il limite e non la persona.
Se ci fermiamo al primo, al limite, tutto diventa impossibile, precluso,
irraggiungibile. Se guardiamo alla persona il problema si sposta su come
si pu&#242; raggiungere diversamente la &#8220;normalit&#224;&#8221;, cio&#232; la capacit&#224; di
esprimere, senza vincoli o barriere, le proprie attitudini.
Sono barriere facili da abbattere, nel concreto?
Il cieco non &#232; un normale a cui manca la vista, ma una persona che si &#232;
organizzata su quattro anzich&#233; su cinque sensi. E&#8217; ovvio che questo
presuppone la capacit&#224; di sviluppare abilit&#224; compensative e di adottare
accorgimenti coerenti con la natura dell&#8217;handicap. Tuttavia &#232; fuori dubbio che la normalit&#224; a quattro sensi ha la sua compiutezza e rende possibile la pi&#249; ampia espressione di tutti i talenti di cui ciascuno dispone.

Un non vedente come vive la sua disabilit&#224;?

Il cieco non &#232; come un normale che gira ad occhi chiusi: quindi una
persona spaurita e incapace persino di muoversi. Il cieco convive con il
suo handicap e ha imparato a compensarne i limiti. Nel mio ultimo libro, &#171;I ciechi non sognano il buio&#187;, sono raccolte 80 storie di non vedenti
che si sono realizzati con successo nei campi pi&#249; sorprendenti: nello
sport, persino nel tiro con l&#8217;arco; nell&#8217;arte, dalla danza alla scultura; nel lavoro, dal falegname all&#8217;avvocato, dall&#8217;insegnante all&#8217;informatico.

Ma in casi come questi &#232; giusto che ci siano delle regole specifiche?

Le regole devono essere applicate alla luce di una semplice costatazione: ci&#242; che &#232; rischioso per un vedente ad occhi chiusi pu&#242; tranquillamente non esserlo per un cieco. Quindi va superato il
pregiudizio che impedisce una alutazione serena su ci&#242; che &#232; possibile, partendo da una diversa idea di normalit&#224;. Scelta questa che non pu&#242;
essere effettuata unilateralmente da un vedente ligio alle regole, ma che ha bisogno di un adeguato confronto con chi della cecit&#224; ha esperienza diretta o che ne conosca caratteristiche e possibilit&#224;.

E andando al di l&#224; del caso di Francesca Fugatti?

Estendendo il ragionamento a tutti gli handicap, ci&#242; che dobbiamo perseguire &#232; l&#8217;aggiornamento del concetto di normalit&#224; e dell&#8217;uso che ne facciamo quotidianamente. La normalit&#224;, infatti, non &#232; uno standard a cui dobbiamo adeguarci, ma &#232; un modo di raggiungere diversamente, ma con pienezza, gli stessi obiettivi di vita e di lavoro.
fonte: Trentino del 10-02-2009
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  <pubdate type="datetime">2009-02-11T00:00:00+01:00</pubdate>
  <title>&#171;Non guardate al limite ma alla persona&#187;</title>
  <updated-at type="datetime">2009-02-11T07:59:01+01:00</updated-at>
  <url>http://blindsight.eu/notizias/133</url>
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