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Provolo, il vescovo indagato per diffamazione. «Atto dovuto»
28/03/2009
Dopo l'esposto dell'associazione sordi in merito alle polemiche sull'inchiesta. Schinaia: «Ma niente strumentalizzazioni»
VERONA - Una sorta di atto dovuto, da parte della procura, dopo la denuncia depositata nei giorni scorsi dal presidente dell'associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Della Bernardina, per le polemiche innescate dalle accuse di pedofilia nei confronti dei sacerdoti e dei laici che gestivano l'istituto per sordomuti del Chievo: una denuncia, quella di Della Bernardina, che puntava il dito per diffamazione direttamente contro il vescovo Giuseppe Zenti e proprio quest'ultimo, adesso, risulta iscritto nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta aperta dal pubblico ministero Giovanni Benelli.
Si tratta - come detto - di un atto dovuto da parte della magistratura,
chiamata a intervenire dopo aver ricevuto da Della Bernardina, che risulta parte offesa nel fascicolo, un dettagliato esposto-denuncia di una decina di pagine.
«Ma non ci faremo strumentalizzare - mette subito in chiaro il procuratore Mario Giulio Schinaia - . Intendo dire che, da parte nostra, non si entrerà nel merito di vicende, i presunti abusi, già coperte dalla prescrizione in quanto risalenti a svariati anni fa». Il caso dell'istituto Provolo era venuto alla ribalta a dicembre, dopo un'inchiesta del settimanale «l'Espresso», al quale 67 ex allievi del Provolo avevano inviato una lettera che denunciava anni di presunte violenze sessuali subite dai sacerdoti e dal personale laico che allora operava all'istituto.
Vicende che sarebbero terminate nel 1984, e per questo - in ogni caso prescritte.
«Un teorema inconsistente, fabbricato per ottenere i beni della congregazione », avrebbe reagito il vescovo Zenti.
Lo scorso febbraio, sul tavolo del procuratore Schinaia, era approdato il primo nome di uno dei presunti responsabili e la prima ma per voce riportata da un terzo presunta ammissione di colpevolezza. «Anche se aveva precisato all'epoca Schinaia ribadisco che trattandosi di fatti coperti da prescrizione, da parte nostra è impossibile e vano qualsiasi tipo di iniziativa giudiziaria». Più precisamente, a palazzo di giustizia si era presentato un rappresentante dell'associazione delle presunte vittime degli abusi e, al capo della procura, aveva riferito che uno dei presunti responsabili avrebbe, in presenza di un testimone, ammesso la propria colpevolezza e manifestato addirittura propositi suicidi. «Confermo che tutto ciò mi è stato effettivamente segnalato - aveva dichiarato il procuratore ma sottolineo altresì che, da parte della magistratura, visti i molti anni trascorsi dalla data dei presunti abusi risulta impossibile intervenire». Ufficialmente, finora, in tribuna le non è stata presentata alcuna querela da parte di vittime dei presunti abusi.
La. Ted.
fonte: Corriere del Veneto 27-03-2009
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