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Il cervello vede anche nei ciechi Ricerca del Cimec su conoscenza e fattori innati.
17/08/2009

TRENTO - Il cervello “vede” indipendentemente dagli occhi. E’ il risultato, che comporterà la revisione delle attuali teorie scientifiche ed a progressi per la ricerca su pazienti con danni celebrali, a cui sono giunti i ricercatori del Centro Mente/Cervello (CIMeC) dell’Università degli Studi di Trento e dell’Università di Harvard.
Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Neuron che esce oggi, ha infatti evidenziato considerevoli somiglianze del funzionamento celebrale tra individui vedenti e adulti non vedenti dalla nascita.
In pratica, di fronte agli oggetti in entrambi si attiverebbero le medesime aree dei lobi occipitale e temporale, preposte al riconoscimento visivo degli oggetti. Ad evidenziare questa analogia sono stati i risultati della risonanza magnetica funzionale, una tecnica diagnostica in grado di misurare il metabolismo celebrale, attraverso una scansione della sua attività a riposo e in uso, consentendo di valutare le relazioni tra specifiche aree del cervello e funzioni celebrali ad esso correlate. Già precedenti ricerche avevano mostrato l’attivazione, nei non vedenti, delle aree del cervello che elaborano le informazioni provenienti dalla vista nel processo di conoscenza tattile di un oggetto o di una sua associazione ad uno stimolo sonoro. Il nuovo esperimento del CIMeC è andato oltre confrontando individui vedenti e non vedenti alle prese con lo stesso compito: esprimere giudizi su oggetti - solo nominati - appartenenti alla quotidianità e animali.
L’obiettivo era, sfidando anche la comune intuizione, capire se si attivassero aree celebrali differenti negli individui vedenti e in quelli non vedenti. L’esperimento dimostra invece che un tavolo, un martello, un cane possono essere “conosciuti” indipendentemente dall’esperienza visiva in maniera analoga. Questo risultato, per Bradford Z. Mahon, primo autore dello studio, dimostrerebbe che «l’esperienza visiva non è necessaria per lo sviluppo nel cervello umano di certi aspetti dell’organizzazione della conoscenza degli oggetti».
E ancora, come dichiarato da Alfonso Caramazza, autore senior dell’articolo, direttore del Centro Mente/Cervello dell’Università di Trento e del Cognitive Neuropsychology Laboratory di Harvard, che «il cervello umano è parzialmente organizzato intorno ad alcune categorie di oggetti conosciuti, ben definite e rilevanti dal punto di vista evolutivo, e che questa organizzazione è relativamente indipendente dall’esperienza sensoriale». Come è possibile? Secondo i due studiosi, il funzionamento del cervello potrebbe essere in parte vincolato da fattori innati, collegati a snodi critici della storia evolutiva umana, associati ad animali, consimili e strumenti. Dentro ognuno di noi sarebbero quindi presenti delle “memorie” appartenenti ai differenti domini di conoscenza, collegati agli organi di senso. Geloso patrimonio indipendente dalla vista.
(ch.g.) fonte: Alto Adige 13-08-2009


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