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Ridare la vista ai ciechi
07/10/2009
Con la proteina scoperta dalla Montalcini. un'equipe di italiani cerca di curare il glaucoma di Massimo Fini
Per realizzare questo "miracolo" si sono messe insieme competenze e Istituti diversi. Sotto la supervisione della Montalcini hanno lavorato il dottor Luigi Aloe dell'Istituto di neurobiologia del Cnr, Stefano Bonini e Alessandro Lambiase del Campus Biomedico (una struttura modello alle porte di Roma) e il professor Bucci dell'Università di Tor Vergata, forse il massimo esperto italiano di glaucoma. Rispetto a quanto pubblicato dalla prestigiosa rivista americana Pnas l'esperimento degli scienziati italiani non ha avuto (forse per motivi prudenziali), a mio parere l'eco che merita. E di fatto, al momento, questi studi sono in fase di stallo. Per capire qualcosa di più sono andato a intervistare uno dei protagonisti, il professor Stefano Bonini. Una decina di anni fa venni a intervistare lei e il pro fessor Bucci, quando eravate appena agli inizi di questa avventura...
Infatti, allora il problema era proprio questo. Si poteva pensare a delle iniezioni intraoculari per raggiungere direttamente il nervo ma c'erano rischi di complicanze. Oggi non è più così, iniezioni intraoculari si fanno quasi di routine. Ma nel 2000 la situazione era diversa. Allora abbiamo pensato di bypassare il problema iniezioni e di agire, come per la cornea, col collirio. E di vedere se era in grado di passare all'interno dell'occhio. Ovviamente lo abbiamo fatto sull'animale da esperimento, sul ratto. E com'è andata? Benissimo. Abbiamo visto che la sostanza non solo passa, attraverso la sclera, cioè la parte bianca dell'occhio, nella porzione posteriore. Ma arriva addirittura a livello cerebrale, cioè ai nuclei di base e alle cellule retiniche che sono quelle che danno inizio al processo visivo. Questo perché l'occhio è comunque una derivazione del sistema nervoso centrale. Quindi abbiamo indotto artificialmente nei ratti il glaucoma, che è provocato princip almente da una ipertensione dell'occhio che grava sul nervo e lo necrotizza. In quelli trattati con Ngf una parte notevole delle fibre nervose, più del 25%, era risparmiata dalla necrosi e il danno non si produceva. Qui però siamo ancora nel campo della prevenzione. Mentre nella maggioranza dei casi di glaucoma il danno c'è già stato. Ed è irreversibile: nella migliore delle ipotesi, con i farmaci attuali, si può fermarlo. Ma non si può recuperare la parte di vista che si è perduta.
Sono i cosiddetti glaucomi "a bassa tensione".
Quindi è ricresciuto il nervo ottico.
Perché, finora, avete sperimentato solo su tre pazienti?
E quindi non avevano nulla da perdere.
Fin qui il professor Bonini. La mia impressione è che siamo di fronte a un circolo vizioso. I costi per la produzione di un farmaco, in tutte le sue fasi fino al lancio sul mercato, sono indubbiamente elevatissimi e l'industria vuole avere la certezza che al mercato ci arrivi. Ma per avere questa certezza dovrebbe investire in studi. che altrimenti non si possono portare avanti. O dovrebbe intervenire lo Stato. Questo credo che intenda Bonini quando dice che "mancano i finanziamenti". In Italia si tromboneggia tanto di ricerca, ma poi quando c'è un gruppo di scienziati tutti italiani, con alle spalle un premio Nobel, che ha forse trovato la chiave per salvare, o addirittura ridare la vista a milioni di persone (si stima che nel mondo i glaucomatosi siano 67 milioni), lo Stato si dà alla latitanza senza neanche valutare, cinicamente, il vantaggio d'immagine (un made in Italy scientifico) che gliene deriverebbe. I tempi, temo, saranno lunghissimi e il mezzo milione di ammala ti italiani di oggi farà in tempo a morire e quelli che, grazie all'Ngf, potrebbero da domani prevenire la malattia faranno in tempo a precipitare nell'incubo del glaucoma.
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