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La figuraccia di Careggi: diapositive per i non vedenti
10/10/2009
Il caso Il secondo incontro è stato boicottato per protesta, anche da chi vede. Gaffe al corso per i dipendenti del call center. Poi le scuse.
FIRENZE - A Careggi, un grande ospedale, una grande azienda, può succedere di tutto. Ci sono gli interventi straordinari, ci sono le eccellenze della ricerca, ci sono i cantieri per il futuro grande policlinico e ci sono le gaffe , su cui, per fortuna, la direzione ammette di aver inciampato e «si scusa». Anche perché questa storia che andiamo a raccontare ha quasi dell’incredibile. Ma come è potuto accadere che un corso di aggiornamento interno frequentato anche da ipovedenti e non vedenti fosse centrato sulla proiezioni di immagini? Che la cosa sia andata avanti martedì e giovedì della settimana scorsa fino alla protesta e al boicottaggio da parte di tutti i partecipanti, vedenti e non?
Non ci sono giustificazioni, si è trattato di un errore che però ha mortificato alcuni dei sei ipovedenti e non vedenti. Quello che è accaduto lo racconta uno dei protagonisti della vicenda che chiede l’anonimato e che chiameremo Andrea: «L’azienda vuole fare un centro integrato. Ossia unire il centralino di Careggi, dove lavorano ipovedenti e non vedenti, al call center, una sorta di numero interno che i reparti contattano quando succede un problema tecnico, come il guasto all’aria condizionata o la rottura di un tubo. L’addetto del call center poi deve compilare una nota, firmarla e contattare chi può rimediare al problema».
Da circa due anni, Careggi sta lavorando a questa riorganizzazione del servizio che coinvolge circa una ventina di persone. La settimana scorsa partono i corsi di aggiornamento sia per gli addetti al call center sia per quelli del centralino, tutti insieme anche per lo scambio necessario di informazioni sui reciproci lavori. I dipendenti vengono divisi in due gruppi e per comodità c’è chi frequenta il corso il martedì e chi il giovedì. Martedì Andrea si presenta a «lezione»: «Entriamo in aula, ci fanno sedere attorno a un tavolo e cominciano a proiettare queste immagini che spiegano cosa fare al call center. Già le persone che ci vedono bene, dicevano che facevano fatica a distinguere le immagini, proiettavano le figure dei tasti da premere sul computer. Il corso lo teneva un esterno ma credo che sia stato organizzato dai tre coordinatori del centro integrato che ancora non c’è. Comunque sia, io sono uscito, era una cosa troppo mortificante».
Giovedì il copione non cambia. I dipendenti di centralino e call center allora scrivono una lettera ai responsabili di Careggi dove si dice che non hanno intenzione di rientrare in aula. «È stata una cosa che ci ha fatto piacere, poi ieri (mercoledì, ndr ) abbiamo parlato anche con i sindacati e con due dirigenti di Careggi che alla fine si sono scusati. Hanno capito di aver fatto una cavolata».
Si ritorna però alla domanda iniziale. Come è potuto succedere? Ci spiega tutto Andrea.
La sua versione coincide con quella di Careggi. «Non capisco come l’azienda non fosse a conoscenza della presenza di non vedenti tra i dipendenti. È stata una mortificazione per molti noi, da quello che ho capito davano per scontato che ipovedenti e non vedenti sarebbero rimasti al centralino, come se noi non fossimo in grado di fare un lavoro più difficile, di progredire. Io questa sfida la voglio affrontare, per me è un’opportunità ». Le parole di Andrea hanno colpito a tal punto i dirigenti di Careggi che il corso ieri è stato sospeso e verrà riproposto in modo da renderlo accessibile anche a chi non vede. «Sono ipovedente dalla nascita, giuro che non mi è mai stato regalato niente. Quando ero piccino fin dall’asilo a mia mamma dicevano 'suo figlio non può fare questo o quel-- l’altro'. A 12 anni vengono a dirlo a me. Mi sono laureato a Firenze e anche all’università dicevano tu non puoi qui non puoi là. In terza superiore mi hanno rimandato in educa zione fisica...Meglio essere padroni all’inferno che schiavi in paradiso dico io. Non può succedere lo stesso a Careggi e questo ho detto ai dirigenti».
«La cosa più corretta e giusta da fare — dice Luigi Setti, responsabile del personale dell’azienda ospedaliero-universitaria — è chiedere scusa, anche se c’è sempre una spiegazione. Chi ha organizzato il corso non pensava che vi partecipassero anche ipovedenti e non vedenti, è stata una cosa spiacevole. Ci siamo resi conto dell’errore e siamo rimasti colpiti positivamente dalle parole di alcuni di loro che vogliono essere messi nelle condizioni di progredire professionalmente. Questo è un fatto positivo e allora ci fermiamo e riprogettiamo i corsi».
Alessio Gaggioli Corriere Fiorentino 09-10-2009
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