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Sanremo: problemi in palestra per giovane non vedente
04/12/2009

Una nostra lettrice, M.D.S., non vedente di Sanremo, ci ha scritto per raccontarci un episodio spiacevole:

"Salve, sono una ragazza non vedente, una delle tante cittadine del comune di Sanremo. Immagino che a molti sembrerà strano, ma io, anche con la mia disabilità, riesco a condurre una vita pressoché normale: ho un lavoro, una vita sociale e sono in grado di gestire in piena autonomia la mia casa e le attività quotidiane che svolgono tutti. La cecità comporta delle difficoltà oggettive, facilmente superabili attraverso un paziente lavoro e i giusti ausili. Alla fine penso che rappresenti un grave problema più per gli altri che per me stessa. Ai nostri giorni si sente tanto parlare di integrazione, sia dei disabili che degli stranieri, nelle scuole, nel mondo del lavoro e in tutti i settori della vita sociale. In concreto però, dov'è realmente tutta questa integrazione di cui si parla? Ho deciso di praticare un po’ di sport e tra le varie opzioni proposte dal comune, ho scelto una palestra di cui avevo sentito parlare bene. Martedì scorso sono andata alla scuola per prendere informazioni sulle attività sportive. Arrivata in palestra, mi hanno illustrato i corsi ponendomi però questa condizione: il divieto di portare il mio cane guida in palestra perché avrebbe potuto essere infestato da pulci, che rischiavano di danneggiare il parquet del pavimento. In alternativa mi è stato proposto di lasciare il cane a casa, in cambio della gratuità delle lezioni. Tengo a precisare che per me il cane guida non è un vezzo, non lo porto nei posti pubblici per 'far dispetto' agli altri: il cane rappresenta i miei occhi, grazie ai quali sono in grado di essere indipendente da terzi e posso svolgere in piena autonomia le mie attività. Il mio cane è una presenza affidabile e discreta grazie al quale riesco ad avere una vita normale, come tutti. Dato che mi considero al pari di tutti gli altri, se intraprendo una qualsiasi attività lo faccio perché ho la possibilità di farlo, non avendo così bisogno dell'aiuto delle altre persone, cosa che considero estremamente discriminante. Per fortuna sono riuscita a trovare un accordo con la responsabile della palestra, che prevedeva l'impegno da parte mia di portare una gabbia portatile dove mettere il cane durante la lezione, in modo da non recare disturbo a nessuno e allo stesso tempo garantire la sicurezza e la tranquillità del mio cane. Stabilite le condizioni, ho deciso di fare una lezione di prova sia per il corso di Pilates, sia per quello di Power yoga. Stasera sono andata in palestra piena di curiosità per questa nuova esperienza, ma purtroppo le mie aspettative sono state troncate appena varcato l’ingresso. La signora che si trovava alla reception, mi ha accolto dicendomi che aveva parlato con l’insegnante, il quale non si voleva assumere la responsabilità di inserirmi nel corso di gruppo. Con molta gentilezza mi ha fatto parlare con l’insegnante, che si è scusato spiegando che per motivi assicurativi e per la mia sicurezza, non avrebbe potuto inserirmi nel gruppo. Io a mia volta gli chiesi se lui spiegava a voce gli esercizi da fare, e alla sua risposta affermativa, gli feci notare che in questo caso, con l’esercizio spiegato a parole, sarei stata perfettamente in grado di seguire le lezioni. Lui aggiunse che la cosa non era possibile in quanto se lui si fosse dovuto dedicare a me non avrebbe potuto seguire gli altri, ma io non credo di necessitare attenzioni così tanto particolari, tanto piu che ero perfettamente cosciente sia delle mie possibilità, sia del fatto che il corso si sarebbe tenuto in gruppo, dato che era anche uno dei motivi per cui mi interessava frequentarlo. L'insegnante ha continuato dicendomi che per motivi di assicurazione, che non prevedeva 'casi speciali' all’interno della classe, lui e la sua società non si potevano prendere questa responsabilità. Mi ha spiegato che lui sa cosa significhi lavorare con le persone disabili, poiché gli è già capitato varie volte, e che era disposto a trovare delle ore libere per darmi delle lezioni individuali, senza maggiorazioni, in modo da seguirmi nel migliore dei modi. Pur apprezzando la disponibilità dell’insegnante, mi chiedo la ragione per cui una persona disabile venga ancora troppo spesso isolata e non ci si sforzi di trovare delle soluzioni alternative che permettano di affrontare il problema, senza creare danno sia al disabile che agli altri, senza comportare l’esclusione dal gruppo. La cosa piu triste di tutto questo episodio è che, nonostante tutte le belle parole che si sentono in giro, io rimango sempre un 'caso particolare'. Il mio handicap viene sempre posto di fronte a tutto, e lì ci si ferma, senza poi nemmeno considerare il fatto che dietro a una qualsiasi diversità, c'è sempre un essere umano".
Carlo Alessi Sanremonews.it 04 Dicembre 2009


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