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Il doppio gioco di un politico "Ha preso voti e molti soldi"
08/12/2009

Nei vicoli del Pallonetto. "Diamo il nome al giudice".
Accuse e rivelazioni sul faccendiere che si cela dietro il grande raggiro
NAPOLI. C´è un politico dietro. Sono passate sei ore dalla retata, ne bastano due per captare l´identikit del regista di questa truffa, comica e amara, sembra uscita da un film di Totò e Peppino De Filippo. Lo Stato che manda i soldi ai finti ciechi. Più facile che indovinare un terno. Quel politico aveva illuso il Pallonetto, un antico groviglio di vicoli e gradini tra Santa Lucia e Monte Echia. Un politico, e chi è? «O´ Nfamòne». Nessuno dice il nome, prima lo votavano ora lo odiano, qualcuno l´avrà già soffiato ai carabinieri, una donna è pronta a confessare, aspetta solo di essere chiamata dal giudice. «Ho detto a mia figlia che se lo deve cantare subito, e vedrete che il giudice mette le carte a posto», si dà coraggio un pensionato.
Sono 44 le donne coinvolte. Via Pallonetto è lunga e curva come un punto interrogativo. Sale da Santa Lucia, scende per poi risalire verso Monte di Dio. Più che una strada è un carcere: 56 agli arresti domiciliari, oltre quelli che vi erano già. «Quasi uno per ogni famiglia, perché qui c´è miseria, e chi non lavora deve arrangiarsi», si rassegna il padre di una delle ragazze arrestate all´alba, le più anziane sono tutte Nunzia, Annunciata, Concettina, Carmelina, Giuseppina, i più giovani Loredana e Massimiliano, ragazzi, si fingevano ciechi anche loro? «E che volete, mia figlia va a fare anche i servizi in casa e tiene figli, è separata» Difende tutti: «Chi non lavora non va mica a rubare, cerca un posto, e se non lo trova si accontenta della pensione».
L´origine della truffa è tutta qui. Il politico prometteva posti, intanto offriva una pensione. Bastava firmare, al resto pensava lui, "O´ Nfamòne". Dovrebbe essere un consigliere della Municipalità. Un voto di scambio, quindi? «Ma quale scambio, lui prendeva i soldi. Il business era per lui non per noi». Ormai il silenzio è infranto dalla voglia di giustificarsi. Si allarga il gruppo nella piazzetta, al centro l´inferriata protegge la statua di padre Pio, con fiori di plastica, orribili girasoli amaranto, ingrigiti dalla pioggia. Ieri mattina nessuno ha portato i freschi, si capisce. I trecento carabinieri sono arrivati alle 5, il cellulare all´inizio della strada, laggiù, auto civette lungo la strada, i lampeggianti accesi sono quando è arrivato il primo fotografo.
Sarebbero tre i faccendieri. dietro la truffa. Di uno sono certi al Pallonetto, lo conoscono. Il politico. «Nessun voto di scambio, lui ci guadagnava e basta. Chi firmava, aveva la pensione. Mio figlio 427 euro per 4 mesi, poi il patatràc. Lui dieci mesi di arretrati se li è presi, però». Accusano il politico, per difendersi dal sarcasmo dei ragazzi di malavita, ascoltano con l´aria vissuta, uno reagisce, la sua saggezza li offende. «Voi parlate male di quello lì, ma quando avete accettato l´affare perché l´avete fatto? Io ho passato gli anni belli della gioventù in carcere, ho sbagliato e non mi lamento. Ma veramente pensate che uno può passare tutta la vita per cieco? Siete stato troppo babbà, voi e lui», è drastico questo giovane sui trenta, smilzo nel giubbino nero, più tardi confiderà una storia che gli spezza il cuore, da sei anni il padre è in un carcere africano, lo presero su una barca tra Algeria e Spagna con la droga. Uno che conosce la vita, il danaro facile ma anche i suoi prezzi. Incalza. «Ma non potevate inventare un´altra malattia? Tutto, fuorché cieco e senza le gambe».
Ma il rischio era calcolato, secondo i tre faccendieri. L´Asl ha solo per la cecità una commissione unica di controllo per tutta la provincia. In quell´ufficio doveva esserci una talpa. Ma c´era anche un dirigente accorto, una donna medico, Maria Vittoria Montemurro ha però dato l´allarme ai carabinieri di Posillipo, e Tommaso Fiorentino il comandante in venti giorni ha chiuso l´indagine. Come quella sulla truffa delle farmacie. Con il capitano Federico Scarabello, c´era anche Fiorentino ieri mattina. Non hanno detto che i carabinieri li pedinati e filmati: alcuni dei 59 si rivedranno nei fotogrammi. «Io non li condanno, qui da quando hanno tolto di mezzo il contrabbando non si vive più», sospira un altro, che non è andato a lavorare, deve fare la spesa, «mia moglie non può muoversi». La signora fu fotografata, vendeva biancheria intima, ha una bancarella nel mercatino di Chiaia. Il clic l´ha ripresa mentre contava i soldi. Cieca lei?
Per il regista della truffa le ore di libertà sono contate. Dicono che era tra i più votati nel quartiere, giovane, gentile, «che bravo figlio», le vecchiette erano devote. È inevitabile che gli arrestati facciano il suo nome. Si capisce da una domanda, uno del gruppo è preoccupato. «Lo Stato ora vuole i soldi indietro, giusto? Mio figlio non può dare quelli che ha effettivamente preso. Un anno di pensione. Ma un altro anno di arretrati li ha presi quello lì. È lui che li deve dare, mica mio figlio, sennò dove li piglia?». Lo rincuora un vecchio tassista, gli hanno arrestato il fratello, qui in famiglia hanno tutti almeno un guaio e un taxi. «Non vi preoccupate. Sapete chi è potente? Il Papa, il re e chi non tiene niente». Uno gli batte la mano sulla spalla, come dirgli grazie. Un altro gli offre una sigaretta. Sembrano ora risollevati. La miseria è la trincea che li salva, pensano questo.
Passa uno scooter, portano un cuscino di fiori. Trenta metri dalla statua, al numero 4 di vico Lungo Stuorto Pallonetto c´è un portone chiuso. Nello stesso palazzo una signora morta e due arrestate. «Che brutta giornata, chi se la scorda?» l´uomo con la figlia che portava il motorino e prendeva la pensione da cieca, se ne va. Ora ha fretta. Dove va? Dieci minuti dopo, esce dalla ricevitoria del Lotto di Santa Lucia. Avrà giocato i numeri della sua disgrazia? «Mica solo lui. Noi consigliamo queste due combinazioni: 26 la truffa, 36 i carabinieri, 44 gli arresti, 46 la pensione. Si può anche fare: arresti, carabinieri e 57». Cos´è il 57? «I finti invalidi». La Smorfia sapeva già tutto.
La Repubblica 08-12-2009


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