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Si «recita a soggetto», a spese di un bambino di quattro anni
25/01/2010
Ma questa quotidiana e assurda "odissea" raccontata da una nostra lettrice, per far sì che il proprio figlio con disabilità possa usufruire di un diritto garantito dalla legge, come quello del trasporto scolastico, è semplicemente un “caso estremo" oppure molte altre famiglie nel nostro Paese potrebbero raccontare vicende analoghe? Si tratta solo di singoli casi di incompetenza da parte dei responsabili oppure sono situazioni sin troppo frequenti? VERONA. Tra le varie incombenze di carattere burocratico che ha un genitore con figlio disabile, relativamente alla scuola, c'è anche la voce trasporto scolastico. Tale servizio si richiede al momento dell'iscrizione a scuola e la legge prevede che se ne faccia carico il Comune di residenza fino alle medie e la Provincia dalle superiori fino all'università (Legge 104/92, articoli 8, 12, 13, 26, che riprende la Legge 118/71, articolo 28, Provvedimenti per la frequenza scolastica). Occorre pertanto avvalersi di mezzi di trasporto idonei e di personale specializzato al fine di erogare un servizio che può essere anche individualizzato. Ciò costituisce un obbligo inderogabile, anche perché strumentale all'adempimento del diritto allo studio del disabile, come sancito pure da una sentenza del TAR Lombardia (Brescia, 11 aprile 2001, n. 240). Chi poi burocraticamente provvede a fornire il servizio è il dirigente scolastico. Ebbene, lo scorso anno, dopo una vera e propria "girandola" di telefonate a uffici vari (nessuno ne sapeva niente!) e il ricorso persino agli assistenti sociali - uno mi consigliò di prendere appuntamento dal sindaco!!! (ma come, lo prevede la legge, vengono stanziati appositi fondi, lo fanno in tutt'Italia e qui a Verona si va a elemosinare "il favore" addirittura dal sindaco?) - ho dovuto scrivere una lettera congiuntamente agli assessori comunali all'Istruzione e ai Servizi Sociali, per sollecitare l'attivazione del servizio, che poi partì in gennaio, costringendo la sottoscritta, da settembre a dicembre, ad arrangiarsi alla bell'e meglio...
Il giorno dopo mi telefona il gentile addetto dell'Ufficio Trasporti del Comune, per comunicarmi una nota pervenuta dal SIT, nella quale si fa presente che l'autista non può assolutamente aiutare a trasportare la carrozzina davanti all'uscio perché non gli compete (ho sette gradini tra il portone d'ingresso e l'uscio). Chiedo allora se insieme alla nota vi fosse anche la norma di riferimento e faccio notare che non era presente l'operatore, ma solo l'autista, ciò di cui l'addetto giustamente si stupisce.
Sempre al telefono chiedo allora quale sia il riferimento normativo e il relativo regolamento interno in cui vengono descritte tutte queste cose e mi dicono che non lo sanno, ma che se voglio cercare io la legge sono libera di farlo... Faccio anche presente che non mi è stata data alcuna copia del regolamento, che infatti il giorno dopo mi arriva, ma sotto forma di un semplice volantino patinato di presentazione del servizio. Di riferimenti normativi manco l'ombra, ma soprattutto nessuna menzione del trasporto scolastico: il SIT, infatti, dichiara di effettuare solo trasporti casa-CEOD [Centri Diurni a carattere Educativo-Occupazionale, N.d.R.] e quindi per un'utenza adulta. Mi domando perciò di quale tipo di competenze siano forniti gli operatori per un minore.
E siamo ai "giorni nostri", ovvero a lunedì scorso. Chiamo il SIT per chiedere se sia possibile effettuare il trasporto in mattinata, in quanto non è disponibile il pulmino che di solito (due volte alla settimana) ci porta a fare terapia al centro di riabilitazione, servizio, questo, effettuato da un'associazione di volontariato. Come portare quindi mio figlio a scuola, in un giorno tra l'altro gioioso, con i bimbi in maschera per il carnevale?
Vale la pena aggiungere qualche altro commento? Forse è meglio ricordare ancora che lo scorso anno si erano "dimenticati" di venire a prendere mio figlio per tre volte al pomeriggio o che un'altra volta non avevano effettuato un trasporto, pur avendolo assicurato, obbligando così l'educatrice e la coordinatrice ad arrangiarsi con mezzi di fortuna. O anche che non serve comunicare in anticipo i giorni in cui - per visite mediche o terapie - il bambino sarà assente, «perché, signora, io lo scrivo su un foglio ma poi il foglio va perso», o che infine, ogni volta, ricevo delle spiegazioni in base alle "condizioni climatiche" piuttosto che alla competenza che dovrebbe contraddistinguere chi si occupa di trasportare persone con disabilità. Persone. Non pacchi!
Superando.it 20/01/2010 http://genitoritosti.blogsp... |
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